Il David rinasce in una nuova dimensione

Il Giornale
March 1
by Ermelinda Campani

The Digital Michelangelo Project. Detto così, non è facile intuire di che cosa si tratti. Michelangelo digitalizzato? Michelangelo e i computer? Più o meno. Il responsabile del progetto è un professore americano, Marc Levoy, ricercatore della Stanford University che è affiancato da una folta schiera di collaboratori, tra cui anche molti studenti. L'università che si trova nel cuore della Silicon Valley, dove ogni mezzo minuto nasce un nuovo miliardario, dove il computer è responsabile di una sorta di "rinascimento," inteso come radicale cambiamento del modo di vedere il mondo, ha anche una sede fiorentina vicino alla quale è stato attrezzato il laboratorio del progetto Michelangelo.

Il progetto si fonda sulla tecnologia laser più avanzata (laser rangefinder) che, combinata ad algoritmi per la elaborazione di immagini (la traduzione di numeri in immagini tridimensionali), consente di ottenere riproduzioni digitali fedeli ed accurate delle forme e dei colori delle superfici esterne degli oggetti e degli edifici. Grazie a questa tecnica è possibile riprodurre macchinari, oggetti d'arte, effetti speciali cinematografici e videogiochi. Il Progetto Michelangelo ha come scopo la creazione di un archivio digitale tridimensionale di alcuni dei capolavori di Michelangelo (custoditi a Firenze e Roma); la tecnologia impiegata si evolve di pari passo all'elaborazione e alla soluzione dei problemi che il progetto pone quotidianamente. Non ultima, l'enorme quantità di dati che il computer deve poter gestire.

Il professor Levoy sta scannerizzando in questi giorni il David all'Accademia e mi ha invitata a vedere da vicino come si svolgono i lavori. Se presentato a parole questo progetto può sembrare troppo avveniristico e senz'altro tale da far impallidire gli attuali mezzi per la riproduzione tecnologica contro cui si era già espresso Walter Benjamin quando sosteneva che fotografia e cinema sviliscono l'opera d'arte originale sottraendola alla tradizione e privandola della propria aura, la possibilità di osservare la scannerizzazione del David è un'esperienza di assoluto fascino. Intanto, si entra in una Galleria che è spazio vuoto, privo di turisti e si è circondati (e intimiditi) solo dalle grandi imponenti opere d'arte. Il David è enorme e appare straordinariamente vicino. Attorno a lui, una grande scaffalatura e soprattutto un braccio meccanico su cui poggia lo scanner che, con un raggio laser, accarezza le forme nude di una delle sculture più famose del Rinascimento. Poco distanti alcuni computer sui cui monitor campeggiano il viso e il torso del David la cui scannerizzazione è ormai del tutto completata. La scalata, non facilissima, delle impalcature permette di vedere il viso del David da vicino e di raffrontarlo poi con l'immagine tridimensionale sul computer. Ci si accorge subito che l'espressone del volto e lo sguardo del David sono molto diversi, diversissimi da come appaiono se osservati dalla angolazione normale, dal basso o nelle fotografie disponibili sui libri d'arte. Poi, l'immagine al computer con la sua precisione millimetrica permette di osservare il lavoro al cisello, le scanalature, le sopracciglia di un viso perfetto. E, sempre al computer, l'immagine, un clone, può ruotare, si può animare, può prendere colori e luci diverse.

Non c'è dubbio che un progetto di questo tipo rappresenta una grande rivoluzione. Amplifica le possibilità di studiare le grandi opere d'arte attraverso nuovi strumenti e procedure che, invece di privarle della tradizione, semmai, gliela restituiscono. Quando inizierà il lavoro nelle Cappelle Medicee, la scannerizzazione verrà effettuata a luci spente e il luogo sarà restituito all'illuminazione naturale così come era stata prevista al momento della costruzione. Ancora, forse i computer riusciranno a ricomporre i frammenti della marmorea Forma Urbis Romae; poi, la grafica digitale tridimensionale potrebbe riuscire in un restauro "virtuale" della barba del Mosè a San Pietro in Vincoli, usurata dopo anni di riverenti carezze dei pellegrini.

La visita all'Accademia è ormai durata più di un'ora. Accompagnata dalla direttrice dell'Accademia, arriva una giornalista di una rivista d'arte, due esperti che studiano la superficie del marmo michelangiolesco, un giovane studioso; poco distanti, i cameramen di una televisione americana si apprestano a riprendere un'intervista al Prof. Levoy. Curiosità, fascinazione, grande interesse per il Progetto Michelangelo; assoluto e religioso silenzio dopo un incontro così intimo e così diverso con il David.